

Il termine fantascienza (qui per una panoramica dei sottogeneri) altro non è che la variante italiana dell'originale espressione inglese science-fiction (finzione scientifica), a sua volta subentrata al termine scientifiction - abbreviazione dell'ovvio scientific-fiction - coniata nel 1926 da Hugo Gernsback, studioso lussemburghese di tecniche radiofoniche emigrato all'età di vent'anni negli Stati Uniti d'America. E' proprio a Gernsback che si deve la fondazione della prima rivista di fantascienza, Amazing Stories, la cui importanza storica divenne tale che ancora oggi il Premio Hugo (il massimo riconoscimento per gli scrittori «di genere»), istituito nel 1953, è intitolato a nome del suo fondatore.
La fantascienza è certamente un tipo di narrativa che fa della Scienza il suo fuoco tematico: in generale si può dire che essa narra di storie «possibili»; possibili in quanto speculano sugli sviluppi futuri prevedibili dei diversi rami scientifici; anche se in taluni casi le sue speculazioni possono toccare argomenti ben diversi, quali: Politica, Sociologia, Filosofia e Religione. Da ciò si capisce pertanto che il termine fantascienza - come anche l'espressione inglese science-fiction - è parecchio restrittivo, dovendo più correttamente usarsi il termine speculative-fiction, vale a dire letteratura speculativa, per indicare tale tipo di narrativa.
L'essenza ultima della fantascienza non consiste però tanto in un'arida esposizione in forma narrativa di teorie scientifiche più o meno ortodosse, ma in una vera e propria letteratura popolare con capacità fabulatorie e di coinvolgimento del lettore in un mondo e in un tempo «altri» (caratteristica questa che una volta era del mito). E le nuove scoperte scientifiche non hanno affatto relegato nel campo del superato quelle storie di avventura pura - alla Burroughs o alla Haggard per intenderci - le quali anzi si leggono ancora con piacere ed interesse, senza provare disagio o irritazione, essendo anche la fantascienza più datata entrata con pieno diritto nella dimensione poetica e mitica.
Fantascienza è stato a lungo sinonimo di "ghetto", o di marchio negativo imposto dalla cultura seria (chi non ricorda l'espressione, alquanto infelice, di Mike Bongiorno che definiva tutto il genere come «fantascemenza»?). I fan e gli appassionati si sono visti perciò costretti a creare le loro fanzine, i loro fandom e le loro convention, per rivendicare, ma con orgoglio, la propria diversità. Oggi quella diversità sta prendendosi la rivincita. Non si può che constatare, infatti, come il realismo non sia in grado né di descrivere efficacemente né di aiutare a capire la realtà moderna; anzi, solo una narrativa estrema - qual è la fantascienza - che dilata ed esaspera le contraddizioni e le tensioni reali, può far emergere meglio i contorni del mondo in cui viviamo.
Concettualmente - come ebbe a spiegare Karl Popper - la fantascienza, per essere tale, deve trasgredire deliberatamente tre categorie di "impossibilità", da parte dell'autore che stende la trama e del lettore che l'accetta senza discuterla:I. impossibilità tecnologica (ad es. non è possibile viaggiare nello Spazio perché non si conoscono ancora un sistema e/o una fonte di energia che permettano di superare la velocità della Luce e gli immensi spazi siderali. Ma, con un adeguato sforzo tecnico e scientifico, la cosa potrebbe essere possibile in futuro);
II. impossibilità scientifica (ad es. non è possibile superare la velocità della Luce perché ciò sarebbe in contraddizione con la «Teoria della Relatività»; non è ammissibile l'esistenza di forme di vita basate su elementi diversi dal Carbonio perché tutte le molecole di natura biologica conosciute sono basate su tale elemento; e così via. Ma ciò non significa che in futuro, nuove teorie scientifiche e/o nuove scoperte possano invalidare le conoscenze oggi ritenute corrette);
III. impossibilità logica (ad es. non è possibile viaggiare nel Tempo o nelle altre Dimensioni perché fenomeni tali, pur essendo matematicamente ammissibili, sarebbero in contraddizione con la logica).
Pur essendosi tentato di considerare fantascientifici testi antichissimi, quali Sulla Faccia che Appare nel Cerchio della Luna di Plutarco - in cui si descrive una Luna abitata da non-Umani dotati di poteri psichici soprannaturali, e La Storia Vera di Luciano - in cui si descrive il primo volo spaziale mai immaginato dall'Uomo, le prime opere definibili di fantascienza «vera e propria» nacquero soltanto nel XVII secolo, quando il crescente progresso scientifico, tecnico e tecnologico di quegli anni forte impulso fornì a questo tipo di letteratura. Nel 1638 il vescovo Francis Godwin, nel suo L'Uomo nella Luna, riprendeva infatti il tema del viaggio spaziale, ma stavolta l'elemento fantastico era accompagnato da una precisa concezione astronomica e da accurati calcoli e dati scientifici. Un suo collega, il vescovo John Wilkins, inventava addirittura la prima nave spaziale, descrivendola nei suoi racconti. Vi sono poi quelle opere di vera e propria "anticipazione", quali il Frankenstein di Mary Shelley e I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, ormai assurte a pieno titolo al rango di classici e per le quali, ovviamente, si tace oggi sulla loro origine pseudo-scientifica (o metascientifica).
Nell'Ottocento, grazie al forte influsso di narratori quali: l'inglese H.G. Wells,il francese Jules Verne e il naturalista belga J.H. Rosny Aîné, e del pensiero positivista, razionalista e progressista che seguì la Rivoluzione Industriale, la fantascienza si presentò come strumento di illustrazione e di discussione degli sviluppi potenziali e delle possibili applicazioni della Scienza e della tecnologia contemporanee, delle quali si cercava di immaginare i possibili impatti sulla società presente e futura. E tale fu anche l'immagine che Gernsback ne delineò nel suo pulp magazine (riviste popolari così chiamate per la qualità scadente della carta sulla quale venivano stampate).
A spostare l'accento verso una dimensione più fantastica, più aperta all'immaginario, fu tuttaviaJohn W. Campbell jr. che, nel 1937, assunse la direzione di Astounding Stories (nata nel 1930 come Astounding Science-Fiction e divenuta poi nel 1960 Analog SF). Campbell rovesciò infatti drasticamente il concetto di una letteratura scientifica alla Gernsback, per rivendicare alla fantascienza il diritto all'immaginazione, alla fantasia, alla creatività. Nel giro di una ventina d'anni Campbell riuscì così a raccogliere intorno alle pagine della sua rivista un robusto nucleo di scrittori - scoperti e lanciati da lui stesso o comunque da lui portati al successo - tra i quali sono presenti molti dei grossi nomi di quella che è oggi ricordata come l'Età dell'Oro della fantascienza:
Isaac Asimov, Lester del Rey, Theodore Sturgeon, A.E. Van Vogt, Robert A. Heinlein, L. Sprague de Camp, Jack Williamson, Clifford Simak, E.E. «doc.» Smith, L. Ron Hubbard, ecc... Dietro il suo esempio sviluppo simile ebbero anche tante altre riviste dell'epoca, quali: Weird Tales, su cui scriveva - tra gli altri - Edmond Hamilton, e Wonder Stories, su cui debuttò Stanley G. Weinbaum. Fu in questi anni quindi che si impose un tipo di fantascienza più avventurosa ed eroica, cosa che permise al genere di conquistare anche il mondo del cinema e dei fumetti.
Un ulteriore sviluppo della fantascienza si ebbe a partire dagli anni Cinquanta, quando si registrarono in concomitanza due fatti importanti. Da un lato, l'inizio dell'avventura spaziale americana e sovietica, richiamò un rinnovato rigore scientifico. Molti scrittori pertanto - come gli inglesi Arthur C. Clarke e Fred Hoyle, entrambi anche scienziati di valore, e il polacco Stanislaw Lem - si riproposero, come obiettivo primario, teorie credibili ed accreditate dal sapere contemporaneo. Ma dalle stragi e dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, e dagli orrori del nazi-fascismo, era anche nata la convinzione che la Scienza non avrebbe affatto risolto i problemi dell'Umanità, e si diffusero teorie pessimistiche sulla possibilità dell'Uomo di creare un mondo pacifico e sereno. Su un altro versante si affacciò dunque una nuova corrente letteraria, la cosiddetta New Wave, di cui gli esponenti più significativi furono certamente James Ballard, John Brunner, Philip K. Dick e Kurt Vonnegut jr., che si proposero di abbandonare le tradizionali saghe galattiche per ripiegare sullo "spazio interno dell'Uomo", l'unico territorio - a detta dei suddetti scrittori - ancora veramente alieno ed inesplorato.
Oggi la fantascienza è ancora una volta cambiata. Alla luce delle nuove scoperte tecnologiche - prime fra tutte il computer ed Internet - della notevole diffusione dei mass-media, delle potenziali catastrofi ecologiche, climatiche e nucleari, delle società sovraffollate che rischiano il collasso e la crisi alimentare, la fantascienza si è rivolta ad analizzare, in concreto, i rischi futuri latenti in un presente ricco di zone d'ombra. E' il caso dell'odierno Cyberpunk di William Gibson e Bruce Sterling. Ne è però risultato che gli elementi che caratterizzavano la "vecchia" produzione, e cioé l'ottimismo e il senso del meraviglioso, sono andati progressivamente perduti.
Oggi, anche questo genere, contaminatosi col futurismo, il postmodernismo e dotandosi di forti connotazioni sociali e politiche, ha assunto perlopiù la forma dell'Avantpop o della Narrativa d'anticipazione. L'impressione è però che la fantascienza si sia lasciata sedurre dal desiderio di diventare mainstream e che così facendo abbia inevitabilmente perso le sue caratteristiche vitali. Non mancano tuttavia - neanche oggi - autori che si rifanno alla classica tradizione avventurosa dell'Età dell'Oro, quali Vernor Vinge, David Brin, Allen Steele e Larry Niven, principali esponenti della New Space Opera.
Il critico francese Roger Caillois è il più noto sostenitore della tesi secondo cui non vi è soluzione di continuità nel passaggio dal mito e la fiaba alla letteratura fantastica e, successivamente, alla fantascienza: i tre generi, infatti, non sarebbero che tre momenti di un'unica ispirazione, diversificati tra loro soltanto dalla cultura, dal diverso ambiente e dalla differente sensibilità del periodo storico e culturale in cui sono nati e si sono diffusi. Questa tesi ha trovato autorevoli sostenitori nell'italiano Sergio Solmi e in C.S. Lewis, ma è accettata anche dalla critica letteraria meno chiusa e più attenta.
Concludendo, non possiamo tacere sul fatto che ormai la fantascienza fa parte della cultura di oggi, e che nessuno più si azzarda a considerarla un "genere popolare" o a trattarla con limitato rispetto, in quanto particolare modo di guardare e di studiare il futuro, e di riflettere sui destini dell'Uomo. Tra i film che hanno ottenuto i più grandi incassi di sempre, gran parte sono proprio di fantascienza; del resto anche numerosi famosi scrittori «non-di-genere», quali Tom Clancy, Michael Crichton e Wilbur Smith, introducono nelle loro opere, sempre con maggiore frequenza, spunti ed elementi tipicamente fantascientifici.
Andando alla fantasy (qui per una panoramica dei sottogeneri) bisogna innanzitutto sfatare il mito che essa costituirebbe un sottogenere della fantascienza: niente di più falso! Al contrario: i due generi hanno ben poco in comune. La fantasy non richiede infatti quel rigore, quella persuasività e quella coerenza - scientifici o presunti tali - della fantascienza, essendo un tipo di narrativa che accetta al proprio interno l'illogico, il metafisico e il magico. In essa vigono le leggi della magia e dell'irrazionale, e regole non scientifiche o scientificamente inspiegabili.
La fantasy è forse il genere letterario più antico in assoluto, risalendo almeno ad opere quali: l'epica sumerica del Poema di Gilgamesh, i testi teosofici e mistici, l'Iliade e l'Odissea di Omero, l'Eneide di Virgilio, le saghe medioevali, celtiche e nordiche, il poema cavalleresco, la Tempesta e Sogno di una Notte di Mezza Estate di Shakespeare, il Peter Pan di James Barrie e Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll... tuttavia è pur vero che si tratta in questi casi di una fantasy molto diversa da quella moderna. Il primo vero scrittore - in tal senso - fu William Morris, multiforme protagonista della fine dell'Ottocento inglese, artista, decoratore, poeta, romanziere, riformatore sociale e politico. In una serie di romanzi e di racconti, tra cui Lo Stagno di Lindenborg, La Terra Cava, Le Acque delle Isole Meravigliose e Il Bosco Oltre il Mondo, pose le basi della fantasy moderna assemblando sapientemente tutti gli elementi delle fonti letterarie sopracitate, e codificandone regole, strutture, canoni e generi.
All'inizio del Novecento altri autori continuarono la lunga strada intrapresa da Morris: H. Rider Haggard- che arricchì il genere di elementi romantico-avventurosi, lord Dunsany - che lo adattò alla forma del racconto breve e brevissimo, ed E.R. Eddison - che lo portò all'apice stilistico nella sua grandiosa saga barocca de Il Serpente Ouroboros. Negli anni Venti e Trenta la nascita di riviste quali il già citato Weird Tales, All-Story, Argosy, Fantastic, The Magazine of Fantasy and Science-Fiction ed Unknown Worlds aprì nuovi mercati e nuovi orizzonti agli scrittori di fantasy, tra i quali bisogna almeno ricordare Robert E. Howard - padre letterario di Conan il Cimmero, nonché di quel nuovo genere fantasy che è l'Heroic Fantasy, C.A. Smith - autore di racconti ambientati in continenti scomparsi e in terre leggendarie, Henry Kuttner - creatore del ciclo di Elak di Atlantide, e con la moglie C.L. Moore del ciclo di Jirel di Joiry, e Frank Herbert - cui si deve il lungo ed esotico ciclo del mondo di Dune.
La seconda metà degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta fu un periodo piuttosto contraddittorio per la fantasy. Senza la pubblicazione in volume, da parte della Lancer Books, delle opere di Robert E. Howard, e soprattutto l'uscita di quel grandioso capolavoro che è la trilogia de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, probabilmente la fantasy moderna si sarebbe estinta come genere.
La lunghissima, ricchissima ed immaginifica epica di Tolkien riprendeva tutti gli elementi più classici delle saghe nordiche e delle fiabe fondendoli in un colossale affresco sulla lotta tra il Bene e il Male, ed avrebbe esercitato - negli anni a venire - la più importante influenza sullo sviluppo del genere.
Finita la Seconda Guerra Mondiale ecco fare la loro comparsa due importanti autori destinati entrambi a diventare due "mostri sacri" della narrativa fantastica in genere, ed in particolar modo di quella fantasy. Si tratta di Poul Anderson, cui vanno ascritte opere di sicuro valore quali La Spada Spezzata, Tre Cuori e Tre Leoni e Crociata Spaziale, e Jack Vance, considerato il miglior paesaggista attualmente in attività per la sua eccezionale fantasia e bravura nel dipingere ambienti affascinanti e bizzarri, e culture estremamente variegate e variopinte, e per lo squisito e sofisticato linguaggio da lui utilizzato. Tra le molte opere di Vance non si possono non ricordare il ciclo de La Terra Morente, considerato unanimamente dagli appassionati come «il più bel ciclo fantasy scritto negli ultimi cinquant'anni», I Signori dei Draghi e L'Ultimo Castello.
Un accenno almeno merita anche il fatto che, a partire dagli anni Sessanta, i due generi - fantasy e fantascienza - hanno iniziato sempre più spesso a mescolarsi, dietro l'esempio di ciò che quarant'anni prima aveva fatto Edgar Rice Burroughs nel suo ciclo di John Carter di Marte.
La fantascienza infatti ha iniziato sempre più ad inserire al proprio interno elementi tipicamente fantasy, quali l'ambientazione medioevale e l'uso della magia - magari razionalizzata. Il genere risultante da questa commistione è la Science Fantasy, maggiormente diffusa presso le scrittrici, e di cui le opere più significative sono senz'altro il ciclo del mondo di Darkover di Marion Zimmer Bradley, i Dragonieri di Pern di Anne McCaffrey, il ciclo di Eric John Stark di Leigh Brackett, moglie di Edmond Hamilton, e il ciclo di Northwest Smith il Terrestre della già citata C.L. Moore. D'altro canto anche la fantasy - con la Technofantasy - ha iniziato a rivendicare un'ambientazione maggiormente tecnologica, come è ad esempio accaduto nella celeberrima saga di Guerre Stellari di George Lucas.
L'horror, dal canto suo, non può essere considerato - a mio avviso - un genere letterario autonomo, potendosi esso tanto fondare sull'immaginazione - ed in tal caso dando vita al Supernatural Horror - quanto su speculazioni di tipo scientifico, meno metafisiche (caso del Fanta-Horror). Tra i grandi autori classici di tale sottogenere non possiamo non citare il settecentesco Horace Walpole e il suo Castello di Otranto e gli ottocenteschi: Bram Stoker e il suo Dracula, Mary Shelley e il suo Frankenstein, R.L. Stevenson e il suo Dr. Jekyll e Mr. Hyde, Gustave Meyrink e il suo Golem, Charles Robert Maturin e il suo Melmoth, l'Uomo Errante, E.T.A. Hoffmann con i suoi numerosi racconti, e naturalmente il Grande Edgar Allan Poe. Del Novecento i rappresentanti più illustri sono invece H.P. Lovecraft - creatore del famoso ciclo de I Miti di Cthulhu - Ambrose Bierce, Arthur Machen e il già citato C.A. Smith, oltre ovviamente ai maestri contemporanei quali Stephen King, Dean R. Koontz, Clive Barker e Richard Laymon.
Concludendo, la fantascienza deve considerarsi un'espressione letteraria tipica della civiltà industriale e della cultura scientifico-tecnologica.
Il decollo italiano, nei due àmbiti, è stato certamente tardivo ed impacciato rispetto a Gran Bretagna, Stati Uniti d'America, Francia e Germania, quindi - si potrebbe pensare - la nostra lenta evoluzione non avrebbe consentito di alimentare una narrativa-di-genere così particolare come la fantascienza. Senza esagerare, è bene sfatare questo luogo comune! Di opere "avveniristiche", che immaginavano scenari sociali e politici nel futuro, o in un presente alternativo, o semplicemente in luoghi sconosciuti e fantastici, in Italia se ne pubblicarono sin dalla metà dell'Ottocento: una sorta di protofantascienza che cominciò a diffondersi a partire dal 1830 per merito di testate di divulgazione scientifico-culturale (come Il Solerte), anche se bisognerà aspettare l'Unificazione Risorgimentale e la nascita di riviste più popolari, quali L'Illustrazione Italiana, Il Giornale Illustrato dei Viaggi, La Tribuna Illustrata, Viaggi e Avventure di Terra e di Mare e La Domenica del Corriere - supplementi settimanali di quotidiani di appena 16 pagine che, all'informazione geografica per le famiglie, affiancavano brevi storie e novelle "di evasione" - per poter parlare di vera e propria fantascienza. Accanto a nomi oggi in parte dimenticati, quali Yambo, Armando Silvestri, Ulisse Grifoni, Luigi Motta, Guido Milanesi ed Emilio Salgàri - certamente il più attivo e popolare nostro autore d'avventura di sempre - una miriade di scrittori, perlopiù sconosciuti, intrigò i lettori italiani fino al 1943.
Nel 1952, con la nascita del mensile Scienza Fantastica prima, e del quindicinale I Romanzi di Urania poi, la nostra editoria avrebbe preso tutt'altro indirizzo: nascevano infatti le pubblicazioni specializzate e, con esse, le massicce traduzioni dall'estero.
Da allora la nostra editoria (Mondadori, Fanucci, Nord, Armenia, La Tribuna, Libra (poi Perseo, oggi ELARA), Newton & Compton, Sellerio, ecc...) ha sovente lanciato collane dignitose e credibili (Urania, Futuro, Cosmo, Robot, Galassia, Gamma, Nova SF, FEC, Solaria, ecc...), anche se purtroppo - a livello creativo - il nostro paese ha ormai ben pochi nomi validi (dei quali vogliamo qui ricordare Lino Aldani, Valerio Evangelisti, Ugo Malaguti e Carmine Villani).
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